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La magia della scrittura

in Bookcity / Milano by

Il giornale dei ragazzi ha avuto il grande onore di poter intervistare Isabel Allende in anteprima, a qualche ora dall’inaugurazione di Book City Milano 2015.
Ed è stato un vero emozionante privilegio.

di Cecilia Burattin

«Scrivere è un modo per esplorare il dolore, l’amore. Scrivere è una catarsi.» Isabel Allende, durante l’intervista in anteprima a cui abbiamo partecipato, si racconta ai giornalisti e commenta il suo ultimo libro “L’amante giapponese”.

Nel romanzo ritorna con forza uno dei temi più cari all!autrice sudamericana: l’amore, quel sentimento che più la entusiasma nella vita, perché, se segreto, sa spezzare la routine e perdurare nel tempo.

Tornando alla citazione iniziale riprende il concetto di dolore, sempre sviluppato nei suoi romanzi in particolare in “Paula”, scritto per e in nome della figlia, venuta a mancare ancora giovane. L’impatto che quest’opera ha avuto sull!autrice si è ripercosso sui lettori che da anni le inviano lettere per condividere il loro dolore e la loro condizione. Sempre in “Paula”, ma più nascosto, si trova un altro degli argomenti che più sono sentiti dall!Allende: il femminismo.

Durate una lite tra madre e figlia le due protagoniste dibattono sul tema dell’emancipazione femminile: Paula ancora giovane accusa la madre, dicendole che ormai la lotta per i diritti delle donne è cosa superata. L’autrice, come ha anche sottolineato nella serata inaugurale di Bookcity, ritiene invece il femminismo una necessità, perché nel mondo “c’è bisogno di smantellare il patriarcato”. E nei suoi libri si vede questo bisogno e infatti i protagonisti sono sempre donne forti, intraprendenti e piene di fascino: queste persone anche nella vita reale sono la sua fonte di ispirazione. Le uniche donne che non si trovano nei suoi libri, ci confessa, sono quelle alte, belle e bionde e nel raro caso in cui compaiono, aggiunge scherzando l’autrice, vengono uccise a pagina sessanta.

Isabel Allende non ci ha parlato solo delle sue opere ma anche del suo rapporto con esse e con la scrittura: la sua vocazione nasce per caso, accidentalmente, come per esempio da una lettera scritta al nonno che stava morendo, che è il nucleo originario de “La casa degli spiriti”. In questo romanzo (come poi in tutti gli altri) il tempo e il luogo hanno forte importanza, tanto da trascinare con loro tutte le vicende e i personaggi sempre in evoluzione lungo il corso della storia. Ed è proprio la storia nei suoi romanzi ad avere l!incidenza maggiore: è il racconto ciò che conta di più, non il messaggio che c!è dietro, non l’impalcatura della lingua; e infatti scrivere è insegnabile, raccontare storie no, neanche dal più bravo dei maestri.

La nostra intervista con Isabel Allende si conclude con un messaggio che la scrittrice ha voluto lasciare proprio a noi giovani: «Il mondo di adesso è migliore di quello di quando io ero ragazza e sono sicura che sarà ancora meglio quando sarà nelle vostre mani».

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