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04. ADHD e neurodiversità

Dal primo dubbio alla diagnosi: come si accerta l’ADHD nei bambini in Italia

Tuo figlio fatica a concentrarsi, è impulsivo o sempre “in movimento”? Qui trovi il percorso italiano per arrivare a una diagnosi di ADHD, con criteri chiari e riferimenti pubblici.

Di Chiara Ferretti · · 3 min di lettura

Genitori seduti in sala d'attesa che leggono con la figlia una brochure su visite pediatriche

Quando il comportamento di un bambino crea fatica a casa e a scuola, molti genitori si chiedono se possa trattarsi di ADHD. In Italia esiste un percorso definito: si parte dai segnali osservati in più contesti, si chiede una valutazione specialistica e, se confermata la diagnosi, si costruisce un piano di intervento condiviso con famiglia e scuola. In questa pagina trovi cosa osservare, chi fa cosa, quali criteri vengono usati e come si prosegue dopo l’esito, con link agli enti pubblici che regolano diagnosi e terapie.

Quando ha senso chiedere una valutazione

Chiedi una valutazione quando disattenzione, impulsività e iperattività sono presenti da tempo, causano una reale difficoltà nella vita quotidiana e compaiono in più contesti (casa, scuola, sport). Questi sono i requisiti indicati dal DSM‑5, insieme alla comparsa dei sintomi prima dei 12 anni, come spiegato da ISSalute.

Se stai ancora capendo che cos’è l’ADHD e come si distingue da altri disturbi dell’apprendimento, puoi partire da la nostra guida sulla neurodiversità e l’ADHD.

Chi fa la diagnosi e dove rivolgersi

In Italia l’accertamento diagnostico per l’età evolutiva è competenza del neuropsichiatra infantile, spesso all’interno delle Unità Operative di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA). Il sito dell’Istituto Superiore di Sanità spiega che l’invio può avvenire da pediatra, scuola o consultorio verso centri regionali di riferimento, che formulano la diagnosi e definiscono l’approccio terapeutico più adatto (Registro nazionale ADHD – EpiCentro ISS).

Criteri diagnostici e strumenti utilizzati

  • Criteri clinici: per la diagnosi si usano i criteri DSM‑5, che richiedono sintomi persistenti e pervasivi (in più ambienti) con impatto funzionale e comparsa prima dei 12 anni.
  • Valutazione multidisciplinare: l’iter include colloqui clinici, raccolta di anamnesi familiare e scolastica, osservazione e l’uso di scale standardizzate compilate da genitori e insegnanti; si escludono cause alternative e si valutano eventuali comorbidità (per esempio con disturbi del linguaggio o dell’umore). Questa impostazione è descritta dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
  • Presa in carico nei centri: quando indicato, il centro di riferimento elabora anche il piano terapeutico e coordina gli interventi con pediatra e scuola.

Se noti difficoltà specifiche di lettura o calcolo insieme ai segnali di disattenzione, può essere utile leggere anche le nostre pagine su dislessia: segnali e diagnosi e discalculia: come si riconosce, perché i disturbi possono coesistere e richiedere valutazioni distinte.

Percorso pubblico e privato: cosa cambia davvero

  • Nel Servizio sanitario: il pediatra indirizza ai servizi NPIA o ai centri regionali autorizzati; qui avvengono valutazione, diagnosi e, se necessario, attivazione del piano terapeutico. Il flusso di invio e presa in carico è descritto dal Registro nazionale ADHD dell’ISS.
  • Nel privato: puoi eseguire colloqui e test con specialisti; per i farmaci rimborsati e per l’inserimento nei registri AIFA serve comunque un centro autorizzato, come ricordato da ISSalute.

Dopo la diagnosi: interventi, farmaci e monitoraggio

  • Interventi psico‑educativi: fanno parte del trattamento multimodale e coinvolgono bambino, famiglia e scuola; la presa in carico è coordinata dal centro che ha effettuato la diagnosi.
  • Farmaci: dal 30 maggio 2026 il metilfenidato a rilascio prolungato è rimborsabile dal SSN, come parte di un programma globale di trattamento quando i soli interventi psicosociali risultano insufficienti, con criteri di eleggibilità e appropriatezza definiti nei registri AIFA (AIFA, aggiornamento 2026).
  • Centri e piano terapeutico: la prescrizione e il monitoraggio avvengono in centri indicati dalle Regioni, con piano terapeutico e registri dedicati, impostazione introdotta per garantire diagnosi accurate e uso appropriato dei farmaci, come ricorda AIFA.

Come prepararti alla prima visita

Porta con te:

  • quaderni o pagelle con osservazioni degli insegnanti sugli aspetti attentivi e comportamentali;
  • eventuali referti precedenti (logopedia, psicologia, pediatria);
  • un breve diario di 1–2 settimane su attenzione, impulsività, sonno e routine.

Questi materiali aiutano l’équipe a verificare l’impatto in più contesti, come richiesto dai criteri DSM‑5 e indicato da ISSalute.

Come capire se il percorso sta funzionando

  • Obiettivi condivisi: riduzione delle difficoltà funzionali (es. rimanere sul compito, organizzarsi, gestire impulsi) definiti insieme a famiglia e scuola.
  • Verifiche periodiche: il centro o lo specialista rivede gli obiettivi e aggiorna il piano; se c’è terapia farmacologica, il monitoraggio segue le schede cliniche dei registri AIFA.
  • Coordinamento con la scuola: condividere strategie e risultati sostiene l’autonomia del bambino, in linea con l’approccio multimodale descritto dall’Ospedale Bambino Gesù.

Domande frequenti

Qual è l’età minima per la diagnosi di ADHD?

La diagnosi si basa su criteri clinici e funzionali, non su un’età fissa. I criteri DSM‑5 richiedono che i sintomi siano presenti prima dei 12 anni e in più contesti di vita; la valutazione può iniziare in età prescolare se il quadro è persistente e compromettente, e viene effettuata da un neuropsichiatra infantile. Vedi le indicazioni su ISSalute.

A chi mi rivolgo per iniziare il percorso?

Il primo interlocutore è il pediatra di libera scelta, che può indirizzarti ai servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA/Neuropsichiatria infantile) o a centri regionali di riferimento. Il Registro nazionale ADHD dell’Istituto Superiore di Sanità descrive questo invio e la presa in carico nei centri autorizzati.

Che differenza c’è tra valutazione pubblica e privata?

Nel pubblico la presa in carico passa dai servizi NPIA e dai centri regionali autorizzati, con eventuale accesso ai registri per terapie rimborsate; nel privato puoi effettuare la valutazione, ma per farmaci e piani terapeutici serve il centro autorizzato. Le regole su rimborsabilità e monitoraggio dei farmaci sono definite da AIFA.

La scuola può aiutare prima e dopo la diagnosi?

Sì. La scuola osserva i comportamenti in classe e può segnalare al pediatra o alla famiglia. Dopo la diagnosi, si concordano misure educative e organizzative che favoriscono attenzione e autoregolazione; portare a scuola la relazione clinica aiuta a definire gli adattamenti. Le indicazioni generali sul percorso sono illustrate da ISSalute e da EpiCentro‑ISS.

Se viene prescritto un farmaco, chi lo gestisce?

La terapia farmacologica fa parte di un programma multimodale ed è prescrivibile nei centri autorizzati con piano terapeutico e monitoraggio nei registri AIFA. Dal 30/05/2026, il metilfenidato a rilascio prolungato è rimborsabile SSN in casi selezionati secondo criteri AIFA; il pediatra può poi rinnovare secondo il piano indicato dal centro.